Del punto inesatto dove verrò a prendermi

novembre 24, 2013 § 4 commenti

Colléra colléra assatanati nati in cura ribolle mi pianga oh signore la prego mi pianga di notte che io non debba più imbonire gli altri imbonire gli alberi e le pietre tre buchi in una scatola molto molto grande ma noi perché resistiamo dove l’aria manca, e invece andare in ombre depravate mai mai così inconsistenti – vedi, arranchiamo – un gioco di rincorse da fermi vorrei che io volessi ma consuma solo occhi in fossa stralunata il non arrivare come unica destinazione, ti sei sentito forse a casa caro mio senso della vita come viene dove va, ritrovi sempre la mia mano dove non c’era più chi ce l’ha rimessa, crollano in corpore vili benedizioni affrante mi potreste regalare della vostra miseria un giorno in meno e parliamo a fiumi ci vogliono le strade ci servono le perle per i porci che di fame non smettono mai mi vergogno tante volte e mi accuso e mi giudico colpevole più di voi, più di me, me sulla soglia ad aspettarmi presumendo un vantaggio ma solo nell’errore.
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Dell’istante dove perdevo sempre

ottobre 8, 2013 § 6 commenti

Come sei baleno come sei che mi pieghi gli occhi a certa violenza che mi strazi di laido biancore che mi affliggi di incomunicazione perversa sono ombra e ci sono ombre dappertutto questa è crisalide che mi abbraccia e io l’abbraccio racchiudimi ti sto vanificando va ni fi ca ndo – mi – distruggi ho una tenia nel cervello divora e sono vuoto più penso più non ho pensato vuoto una mongolfiera non c’è poi così poco ossigeno come dicono a seimila metri dicono loro gli altri qualcun altro gli altri ma quali altri dici sempre non io non credo più in questa indeterminatezza ad esempio lei che sarebbe stata della mia vita mi è passata vicino due volte all’esterno di una stazione metropolitana e io non ho fatto niente assolutamente niente così non è successo assolutamente niente ed ero sicuro che fosse lei certissimo mi sono ferito di precisione e inattività non so parlare questo è e allora mi merito parecchi niente ho rilasciato gli occhi verso la pavimentazione più stupida d’Italia lavorare lavorare dove sono i soldi nelle tessere degli altri ma se non esistono gli altri dicevamo l’autobus la coincidenza ho finito le sigarette siamo tutti sfiniti i qui assenti con la minima voglia di essere umani hai una sigaretta rifugiamoci al chiuso nostro proprio isolati ancora una volta sconfitti.

A perdersi le briciole su labbra sporche

settembre 25, 2013 § 2 commenti

Non eri tu a non vedere il modo nessun modo per incastrare quell’adesso nel divenire e non ero io a non afferrare con lo sguardo neanche le mie orme nei giorni di ogni giorno, passeggiando tra vetrosi e attanaglianti nichilismi piuttosto presenti, non eri tu non ero io se vuoi potremmo dircelo ma io credo che veramente lasciamo il tempo come è stato il tempo, lo sento pugno di farina alle intemperie, non ci ho le forze veramente per proteggerlo nelle forme più confortanti e resistenti, eri proprio tu ero proprio e credo che a questo punto abbiamo finito tutte le possibilità di ricrearci passati migliori, stai serena ti dico avremo memoria analgesica, disinfettante, acquatica e non è una questione di provarci, non mortifichiamo di parole la semplicità, perché non mi ascolti tre minuti serena, io ora ti dico che potremmo star qui a guardarci la punta delle dita con una certa soddisfazione per averle portate tutte intere e tutte e dieci sino al cospetto di certe età molto simboliche che non riusciremo neanche a fare finta di ignorarle, poi passarci in rassegna tutto il resto, tastandolo, inventandoci il riflesso di uno specchio, sentendoci contemporaneamente le due figure da entrambi i lati l’una a fissare l’altra, quasi completamente nude o nude del tutto poco cambia mentre stiamo tornando ai fisici asciutti di tempi più fragili, trovare ogni cosa abbastanza integra e visibile al suo posto, ricavarne sollievo dall’ordine e da questa approssimativa conservazione, potremmo se ragionassimo come cibo del tempo, ma io invece santissima gloria in carne della vita sono di una stanchezza che fa buche nei giorni te lo dico di nuovo, e anche addosso i buchi e io non so bene come fare a ritrovarmi quando ci entro dentro e ora in questo momento non ce la faccio proprio potrei ti prego rimanere qui solo tra le mie cose e cenere e robe senza questa sensazione che insieme qualcosa, insieme niente, veramente ti prego, è stato forse proprio questo mai incontrarsi dei basta e degli ancora, no era una frase per dire davvero, guarda c’ho pensato è colpa mia, sì che mi reggo in piedi però ora scusami sul serio, poi qui sulla porta i vicini e le mie mutande, dai ora penso proprio che devo vomitare, ti saluto.

Ci doteremo di quella sensibilità magnetica essenziale alle migrazioni

luglio 31, 2013 § 8 commenti

Come si fa in questa vita a restar sani a districarsi dal fango dei secondi a resuscitare da ogni degradazione a resistere al vuoto di un ottavo piano, queste domande nei volti nell’attesa di spaccarceli uno contro l’altro i volti, la poesia ti dicevo dov’è la poesia manca la poesia dappertutto urlavo la poesia cazzo e io soffocavo vero non vedi com’è svilente vivere come fosse solo vita solo tempo che scorre, non esiste il tempo quante volte devo dirlo ti gridavo, mentre arrivava la chiara e improvvisa percezione che rimpiangeremo molti ricordi che non avremo in comune, così cercavamo di colare seguendo una traiettoria che terminasse secondo calcoli male elaborati nei dintorni della bocca, a portata della punta della lingua comunque, avessimo mai voluto veramente saggiarci i pensieri, superficie cardiaca solcata da intermezzi emozionalmente gestibili mentre in ogni nostro saltuario contatto ci dicevamo silenziosamente ma forte menomale che si ci siamo e siamo noi e la cosa giusta per noi e un giorno saremo noi, a pensarci bene poteva essere anche straziante così, che un giorno a far due conti non viene mai ad aspettarlo, ma in fondo che importa ancora ci dicevamo mentre ci affidavamo reciprocamente all’intangibile chiarore degli occhi.

 

Guardi sempre verso niente

luglio 21, 2013 § 2 commenti

Da questo corridoio stretto stretto di merda fuoco e sangue io trovo piuttosto ingenuo sperare di uscirne puliti e sembra quasi in un certo senso anacronistico avere paura quando tutto dovrebbe far paura, stringere il cranio tra le braccia spigolose palmi alla nuca vedere solo i gomiti siamo torce siamo torce e non possiamo che bruciare e lottare il vento, annerire le pareti, siamo per consumarci e iniziamo consumandoci, il futuro un cappio a tempo che toglie un respiro ogni ora, ed è solo così e non c’è mai niente da dirsi veramente in quest’aria consumata in quest’aria pregna di puzzo sacro e luce anziana, rugosa, non rimane poi altro spazio che per muoversi in contrasto agli arti delle speranze fermi in cima al capo a schiacciare le vertebre, comprimerle una sull’altra farci più brevi e rigidi, piegarsi bisogna piegarsi per raggiungersi scorticarsi lungo tutta la colonna, legarsi gli errori all’anulare sinistro, rigirarseli con il pollice, le sconfitte scioglierle dall’aorta e farci una collana, i polsi sempre liberi invece, sempre pronti, senza evitare terra appiccicata alla pelle e alle cicatrizzazioni in atto, le infezioni sono solo altre infezioni, scivoleremo via unti di sudore quando poi per bene ci saremo convinti che ci interessa quasi niente per davvero, di quello che succederà quasi niente, conservare i denti per i vari ultimi finali che ci verranno addosso, contro cui ci scaglieremo improvvisi e violenti e avremo il nostro mulinare arti per ferire e stare a galla, con in volto l’espressione assente di sempre, uguale a sempre perché sempre è lotta in ogni altrove, non arriva niente dopo non c’è niente da cercare, da difendere, da difendersi, trovare un modo per farcela, sempre o ancora una volta, tenere le ipotesi di salvezza incontrate, toccate, almeno in tasca, a portata di pensiero, che si abbia qualcosa da stringere o a cui stringersi come fosse una mano da portarsi al viso in un gesto di inviolabile vicinanza.

Buon compleanno

luglio 15, 2013 § 6 commenti

Stai già male stai già a seimila giorni di piangerti addosso in una coperta irritante, sintetica e claustrofobica, dovresti credo non parlare il più possibile e crollare in ogni luogo in ogni tempo e in cielo e in terra, non si può essere sempre più veloci della voragine che insegue, non si può essere sempre tanto ridicoli da fare finta che questo scappare deviare saltare all’ultimo centimetro sotto i piedi sia andare tranquilli in giro per la vita che è così che si fa, mettiti con calma a crollare che magari poi riesci a stare in piedi anche da ferma, no che non lo farai perché non hai nel tuo impalpabile spessore qualcosa di diverso che sconfinata viltà non hai che cecità allo specchio, sei debole, sei la più debole che io abbia mai visto ed è colpa tua solo tua, non di altro, tua. Mai hai minimamente inteso il discorso che nulla si dimentica tutto ci distrugge per costruirci diversi e consapevoli, mai hai pensato che dormire abbracciata alla tua fragilità avrebbe potuto lacerarti per farti migliore, mai hai pensato di poter essere di più del poco che ti nascondi male di essere, a conti fatti non ne avresti così paura se non lo sapessi, povera la coda innocente dei tuoi geni. Stai invecchiando lucertola al sole gli anni di Cristo stai invecchiando e pure ad ignorarlo l’inverno arriva lo stesso e chissà dove ti nasconderai a decadere, neanche questa volta ti dono un minimo di cortese purificazione, ma non dimentico faccio solo ritardo mica di tanto, i miei compassionevoli auguri di restare inconsistente da qui alla fine dei tuoi giorni che a svegliarsi d’inverno fa molto freddo.

Non avremo mai bisogno di ripulirci

luglio 11, 2013 § 1 Commento

C’erano suoni che al buio diventavano persone o lampi e tu avevi le gambe depilate di fresco, c’erano quei puntini rossi e non avevo bisogno di toccarle per saperlo anche se rimanevano i segni delle mi dita strisciate, c’erano odori che diventavano gambe lisce e sembrava sempre la prossima l’estate che ci avrebbe scarnificato o forse meglio disossato ché noi saremmo rimasti dal lato della carne comunque, sempre dal lato lacerabile e sanguinoso, la nostra indole cruenta è stato forse qui che siamo rimasti incastrati. Dare fondo a tutta l’adolescenza di cui siamo stati capaci non è bastato a giustificarci, perdiamo l’età che età abbiamo per ridere così, profumiamo sei morbida ed esile mentre ti raccogli su di me su di noi ci raccogliamo in preghiera a noi mentre non ci siamo. Ti avevo regalato una maglia stranamente bianca con una dedica sull’etichetta, volevo che noi resistessimo nel candore di ciò che rimane al di sopra di tutto quello che sarebbe potuto succedere dopo e che è successo e resistiamo ancora, al di sopra credo. Le senti da lì lontana dove sei queste notti che ci incollano che ci strappano che ci pensano tra braccia inadatte mentre noi brilliamo nelle loro fauci nere ma non siamo mica stelle non lo siamo mai stati, avevamo ricovero migliore tra il chiarore dell’alba che ci congiungeva gli occhi affacciati su un vuoto qualsiasi mai riuscito a riguardarci. Non ho poi io mai più inventato delle storie così belle mai più.