Sempre lo stesso anno in Palestina

luglio 14, 2014 § 3 commenti

Steso sull’inutilità delle mie palpebre al cloroformio chiuse tre volte per proteggermi i sogni esco da sette minuti di sonno stremato ed è di nuovo giorno e giorno ancora. I numeri continuano a fare croci senza assicurarsi che bastino per tutti, meno che la speranza il cielo scaglia di tutto su vite disidratate, edifici umiliati, umanità violata, cuori all’osso.
Sguardo in alto ad implorare fortuna
che non sia per me ancora
a sfidare statistiche
che ne cadano pochi stanotte
a resistere
tra le mani una pietra
e l’esistenza.
Raccogliere i futuri sotto i tetti nati fragili, scavare piano, spolverare col palmo i minuscoli volti che neanche i baci disperati faranno sorridere ancora, le dita che non sanno ancora contare le vedi sparse, da raccogliere, rimettere insieme tutte queste piccole parti solo per misericordia alle madri, conservare in un unico luogo ogni frazione d’amore.
Non è dio né la terra.
Snocciolare pretesti aberranti incrostati di polvere e millenni da tenere in umido con lacrime di fine stagione.
Disprezzo non basta, rabbia non cede.
Vi incideremo sulla coscienza ogni inutile giorno di speranza in bilico tra miracoli di piastrine e mancata sopravvivenza mutilata. Saremo il primo equinozio e vi laveremo dall’innocenza e dalle copertine, vi laveremo senza concedere nessuna forma di comprensione.
Voi vivi e integri
un arcobaleno da circo che non smetterà di rincorrervi
pieno di giocattoli e voci sottili.

Gennaio 2009.

Novembre 2012.

Luglio 2014.

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Attitudini

giugno 25, 2014 § 2 commenti

Un uomo fatto di sputi, grida e margarina, arrotolava la faccia ogni sera attorno ad una statuetta della Madonna di Lourdes che traspirava dalle ascelle tequila scura, tabacco e potassio, “Un toccasana per la bestemmia grassa e stimola la diuresi”, diceva. Non aveva mai avuto una vera e propria famiglia, era cresciuto nel convento delle suore Carmelitane in tanga di Granada, che gli avevano conferito una rigida educazione cattolica vecchio stampo, facendogli così vincere per sette volte il campionato mondiale di cunnilingus.
Uno dei suoi migliori amici era un alluce cecoslovacco di nome Scrotallo, nostalgico socialista che per ragioni allergiche non aveva mai del tutto accettato le conseguenze della Rivoluzione di velluto. A causa di una piccola malformazione congenita, Scrotallo riusciva a parlare solo in alfabeto farfallino letto al contrario, il che gli procurava alcuni problemi al momento della defecazione in treno che tentava di superare costruendo castelli in agave. I due passavano molte serate a sanguinare dal naso e giocare a scacchi, raccontandosi storie a volte non troppo edificanti, come quella volta in cui Scrotallo passò sei giorni dentro l’ano di un carabiniere di Siviglia, un po’ per attraversare la frontiera marocchina con i suoi nove paccotti di mescalina da tredici chili l’uno senza destare sospetti, un po’ per un omaggio al repertorio Arboriano.
Ostio Sagre era in servizio presso l’Arma spagnola da ormai quarantasei anni e la sua carriera sino ad allora era stata piuttosto ordinaria, senza lode e senza infamia, se si esclude quella storia della sciabola in culo a tutte e novantadue suore del convento delle Carmelitane in tanga di Granada in una notte sola – storia di cui la stampa esagerò molto l’apporto innovativo nel rapporto tra il cattolicesimo e la birra, bisogna dirlo – per cui ricevette, nel settantanove, tre encomi ufficiali e un’onorificenza regale.
Il brio di quei meravigliosi anni post-dittatura in cui nessuno voleva negarsi la possibilità d’essere eroe svanì in fretta, lasciando nell’animo di tutti un profondo senso di vene varicose.
Fu in quel lungo periodo di disco-music e orchite cronica dilagante, precisamente in una serata scialba di un giorno scialbo fatto di attentati separatisti scialbi, che Ostio incontrò Scrotallo in un bar per petomani riconvertiti all’adorazione delle palme da dattero amaro, parlarono di musica concreta e smalti antiruggine, intuendo da subito che per lungo tempo avrebbero comprato giubbini di finta pelle.
L’uomo dalla faccia arrotolata, in una sera di quelle passate intorno ad uno gnu poco socievole ma leale e un bicchiere di Ritalin, per lo spavento d’una porta sbattuta dallo scirocco, cadde sul tavolo, rovesciò la scacchiera e con l’alfiere infilzò sotto l’unghia Scrotallo che diventò immediatamente un piccolo uomo e sparò subito al cuore dell’altro che era rimasto sul tavolo per tutto il tempo, gridando continuamente a squarciagola “e fa la cameriera”. Le suore di Granada furono immediatamente messe al corrente dell’accaduto dal loro idraulico, un’upupa ormai in là con gli anni, e la presero molto male, così chiesero vendetta a Ostio Sagre, cui erano rimaste legate da un tenero rapporto anale. Ostio non poté che rintracciare dopo pochi secondi Scrotallo e urinargli sopra sino ad ucciderlo e poi morire eroicamente nella stessa scarna stanza insieme alle suore ormai decrepite in un tripudio di bocchini e chiavate mentre la faccia arrotolata urlava a bocca larga il vuoto dei piccoli uomini e la verità della penetrazione, aprendosi e chiudendosi attorno alla statuetta che sgretolandosi si rivelò essere per quello che era, una nonna nuda, in realtà poi anche lei scoperta morta dai vicini. Gli unici a partecipare ai funerali furono l’upupa e lo gnu, sferzati da un tremendo scirocco.

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