Qui a ripopolarci i giorni stretti tra le ciglia degli istanti

marzo 26, 2014 § 2 commenti

Affliggimi affliggimi vergogna di vita straziata del vento mangia le ossa rifuggiti in tenue sperso cinereo palpitare sei fioco impasto di frattaglie declami tepore e sposi l’inverno mi avvinghi mi storpi io ti guardo e non tremo hai da passarmi intero tra i denti e io masticato ti so ancora sputare in faccia con incedere claudicante sperdermi senza avere niente da parlarti ancora maledetto sfintere di giustificazioni mi abbracci mi supplichi io ti trascino fino alla tua stanchezza aggrappata all’ultimo lembo martoriato di pelle mia che ti brilla sotto le unghie non mi soffochi non mi affondi in nessun modo ancora le viscere dentro le viscere siamo fatti di solitudine e violenza e velocità e impercettibilità delle decisioni e piccoli egoismi vari travestiti da resa o da altre finzioni socialmente più nobili, ce lo siamo già detti più volte e non pare tu abbia più capacità d’impressionare me o la mia valutazione della fine sempre tra le dita, di ogni minuscola fine, o qualsiasi altra cosa credo io, non ho che da sorriderti mentre ti muto oh vecchia piaga esistenziale, mentre ti assorbo come parte di questo tutto che scorre, ti accarezzo, mentre penso a tutt’altra parte del tutto e mentre penso che stella oh stella mia che galleggi con tre piroette lente ed ondeggianti sei forse chiodo o angolo di primavera diventiamo superamento e addizione questo volevi dirmi negli abbracci sconfinati oltre le braccia furia d’implosione spinta folle al nucleo restituita fuori in luce duplicata quasi sofferente per essere così tanto luce mentre noi restiamo il preciso ma non percepibile centro di questo abbraccio o cos’altro volevi dirmi che io ho smesso di darci collocazione in questi posti saturi solamente di strade siamo pieno di comprensione custodia saliva e sangue siamo solo esili corpi in tale marasma di pulsazioni e lampeggianti da tutto questo infrangersi come ce ne tireremo fuori non lo so troveremo dei modi adeguati promettimi solo che non ci saremo mai casa, hai gli occhi grandi pare di vederci il mio incendio.
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