In questo avvicendarsi d’incompiutezze

gennaio 6, 2014 § 7 commenti

Qualcuno piangeva ma non era commosso, qualcuno tradiva a voce piena me o una certa emozione, qualcuno spezzava le sillabe smorzando parole e scongiuri, eravamo tutti riuniti intorno al nostro enorme nulla lisciandone i bordi e riversandoci dentro seimilaottocento banalità così da averne indietro una distinta eco di nulla per seimilaottocento volte tutti soddisfatti di esserci salvaguardati ancora da ogni parola o riflessione che avrebbe potuto lederci il rassicurante costrutto esistenziale a fatica messo insieme mattoni su mattoni di evanescenze. Quand’è che scappava forte dallo stomaco quel riflusso impetuoso delle piccolezze ci portavamo mani alla bocca in tentativi poco eleganti di contenimento, sgocciolavamo all’incrocio delle labbra senza ritegno, tutti fuggiti in bagno con movenze di malriuscita eleganza. Mai impareremo ad esser dita sul piano di Rachmaninov, leggerezze preziose ad ogni passo una cura ad ogni direzione, così sarebbe stato bello riuscire a guardarsi tutte le parole a quel modo e poi non essere ancora nulla di nuovo, ma io non reggevo niente a lungo figurati l’attenzione e tu vestivi di blu come l’oceano, come ogni tendine della vita ci saremmo sfilacciati sino a scollarci dalle ossa e poi persi.
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§ 7 risposte a In questo avvicendarsi d’incompiutezze

  • poetella ha detto:

    qui si scrive troppo poco.
    Peccato.
    Mi piacerebbe leggere di più. Qui.

  • CaRmO ha detto:

    Se solo l’oggi fosse un solo tasto di Rachmaninov. Come ieri. Come quando erano due o seimilaottocento.
    Seimilaottocento banalità farcite di tutto. Che quel tutto era poi davvero tanto, rispetto ai mille milioni degli altri trecentosessanta tramonti di ogni rottura di coglioni.
    Quasi si vivesse solo per quello.
    E poi, oggi, che il mezzotasto porta solo note distorte. Sinfonie amorfe pronte a farti urlare quell’inadattato stato malconcio di pedissequa allerta al vetriolo.
    Tanto che il banale resta tale, senza sapore, ne suono, senza quella vergine leggerezza che ti farebbe assorbire tutte insieme le parole, senza perderne alcuna per strada.
    Se l’oggi fosse ieri, continueremmo a farci gocciolare le canzoni dagli angoli delle labbra con finta eleganza.
    Se domani fosse ieri e oggi solo l’anomalia di un vaso di Pandora…ora saremmo stupidi e banali tendini in graphene.

    Io ti abbraccio Amico mio…

  • Mari ha detto:

    Persi mai

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