Ci doteremo di quella sensibilità magnetica essenziale alle migrazioni

luglio 31, 2013 § 8 commenti

Come si fa in questa vita a restar sani a districarsi dal fango dei secondi a resuscitare da ogni degradazione a resistere al vuoto di un ottavo piano, queste domande nei volti nell’attesa di spaccarceli uno contro l’altro i volti, la poesia ti dicevo dov’è la poesia manca la poesia dappertutto urlavo la poesia cazzo e io soffocavo vero non vedi com’è svilente vivere come fosse solo vita solo tempo che scorre, non esiste il tempo quante volte devo dirlo ti gridavo, mentre arrivava la chiara e improvvisa percezione che rimpiangeremo molti ricordi che non avremo in comune, così cercavamo di colare seguendo una traiettoria che terminasse secondo calcoli male elaborati nei dintorni della bocca, a portata della punta della lingua comunque, avessimo mai voluto veramente saggiarci i pensieri, superficie cardiaca solcata da intermezzi emozionalmente gestibili mentre in ogni nostro saltuario contatto ci dicevamo silenziosamente ma forte menomale che si ci siamo e siamo noi e la cosa giusta per noi e un giorno saremo noi, a pensarci bene poteva essere anche straziante così, che un giorno a far due conti non viene mai ad aspettarlo, ma in fondo che importa ancora ci dicevamo mentre ci affidavamo reciprocamente all’intangibile chiarore degli occhi.

 

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Guardi sempre verso niente

luglio 21, 2013 § 2 commenti

Da questo corridoio stretto stretto di merda fuoco e sangue io trovo piuttosto ingenuo sperare di uscirne puliti e sembra quasi in un certo senso anacronistico avere paura quando tutto dovrebbe far paura, stringere il cranio tra le braccia spigolose palmi alla nuca vedere solo i gomiti siamo torce siamo torce e non possiamo che bruciare e lottare il vento, annerire le pareti, siamo per consumarci e iniziamo consumandoci, il futuro un cappio a tempo che toglie un respiro ogni ora, ed è solo così e non c’è mai niente da dirsi veramente in quest’aria consumata in quest’aria pregna di puzzo sacro e luce anziana, rugosa, non rimane poi altro spazio che per muoversi in contrasto agli arti delle speranze fermi in cima al capo a schiacciare le vertebre, comprimerle una sull’altra farci più brevi e rigidi, piegarsi bisogna piegarsi per raggiungersi scorticarsi lungo tutta la colonna, legarsi gli errori all’anulare sinistro, rigirarseli con il pollice, le sconfitte scioglierle dall’aorta e farci una collana, i polsi sempre liberi invece, sempre pronti, senza evitare terra appiccicata alla pelle e alle cicatrizzazioni in atto, le infezioni sono solo altre infezioni, scivoleremo via unti di sudore quando poi per bene ci saremo convinti che ci interessa quasi niente per davvero, di quello che succederà quasi niente, conservare i denti per i vari ultimi finali che ci verranno addosso, contro cui ci scaglieremo improvvisi e violenti e avremo il nostro mulinare arti per ferire e stare a galla, con in volto l’espressione assente di sempre, uguale a sempre perché sempre è lotta in ogni altrove, non arriva niente dopo non c’è niente da cercare, da difendere, da difendersi, trovare un modo per farcela, sempre o ancora una volta, tenere le ipotesi di salvezza incontrate, toccate, almeno in tasca, a portata di pensiero, che si abbia qualcosa da stringere o a cui stringersi come fosse una mano da portarsi al viso in un gesto di inviolabile vicinanza.

Buon compleanno

luglio 15, 2013 § 6 commenti

Stai già male stai già a seimila giorni di piangerti addosso in una coperta irritante, sintetica e claustrofobica, dovresti credo non parlare il più possibile e crollare in ogni luogo in ogni tempo e in cielo e in terra, non si può essere sempre più veloci della voragine che insegue, non si può essere sempre tanto ridicoli da fare finta che questo scappare deviare saltare all’ultimo centimetro sotto i piedi sia andare tranquilli in giro per la vita che è così che si fa, mettiti con calma a crollare che magari poi riesci a stare in piedi anche da ferma, no che non lo farai perché non hai nel tuo impalpabile spessore qualcosa di diverso che sconfinata viltà non hai che cecità allo specchio, sei debole, sei la più debole che io abbia mai visto ed è colpa tua solo tua, non di altro, tua. Mai hai minimamente inteso il discorso che nulla si dimentica tutto ci distrugge per costruirci diversi e consapevoli, mai hai pensato che dormire abbracciata alla tua fragilità avrebbe potuto lacerarti per farti migliore, mai hai pensato di poter essere di più del poco che ti nascondi male di essere, a conti fatti non ne avresti così paura se non lo sapessi, povera la coda innocente dei tuoi geni. Stai invecchiando lucertola al sole gli anni di Cristo stai invecchiando e pure ad ignorarlo l’inverno arriva lo stesso e chissà dove ti nasconderai a decadere, neanche questa volta ti dono un minimo di cortese purificazione, ma non dimentico faccio solo ritardo mica di tanto, i miei compassionevoli auguri di restare inconsistente da qui alla fine dei tuoi giorni che a svegliarsi d’inverno fa molto freddo.

Non avremo mai bisogno di ripulirci

luglio 11, 2013 § 1 Commento

C’erano suoni che al buio diventavano persone o lampi e tu avevi le gambe depilate di fresco, c’erano quei puntini rossi e non avevo bisogno di toccarle per saperlo anche se rimanevano i segni delle mi dita strisciate, c’erano odori che diventavano gambe lisce e sembrava sempre la prossima l’estate che ci avrebbe scarnificato o forse meglio disossato ché noi saremmo rimasti dal lato della carne comunque, sempre dal lato lacerabile e sanguinoso, la nostra indole cruenta è stato forse qui che siamo rimasti incastrati. Dare fondo a tutta l’adolescenza di cui siamo stati capaci non è bastato a giustificarci, perdiamo l’età che età abbiamo per ridere così, profumiamo sei morbida ed esile mentre ti raccogli su di me su di noi ci raccogliamo in preghiera a noi mentre non ci siamo. Ti avevo regalato una maglia stranamente bianca con una dedica sull’etichetta, volevo che noi resistessimo nel candore di ciò che rimane al di sopra di tutto quello che sarebbe potuto succedere dopo e che è successo e resistiamo ancora, al di sopra credo. Le senti da lì lontana dove sei queste notti che ci incollano che ci strappano che ci pensano tra braccia inadatte mentre noi brilliamo nelle loro fauci nere ma non siamo mica stelle non lo siamo mai stati, avevamo ricovero migliore tra il chiarore dell’alba che ci congiungeva gli occhi affacciati su un vuoto qualsiasi mai riuscito a riguardarci. Non ho poi io mai più inventato delle storie così belle mai più.

Dove sono?

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