Non ci prenderanno mai tempo dalle mani le distanze

maggio 7, 2013 § 8 commenti

Che temporale che temporale ma dove vanno quei due lì e chi sono aspetta aspetta a guardar bene sono io sono te, non si vede bene con tutta questa pioggia, guardali lì tutti fradici, si vede quasi niente a dire il vero che va tutta negli occhi e non li avevo riconosciuti in questo muro di pioggia, di pioggia e di semafori e di palazzi e di io e di te che innegabilmente se io e se te sono dentro al muro di pioggia sono mattoni fondamentali al pari dei palazzi e dei semafori e delle gocce infinite violente dritte, e cosa fanno io e cosa fanno te mica è chiaro sembra cantino una preghiera o una filastrocca tutti soli in questa grande via notturna e deserta, sembra chiedano degli altri tuoni che ci sia più ritmo più ritmo ancora il charlie dell’acqua va veloce la cassa dov’è la cassa che c’hai il destro zoppo temporale dicono io dicono te ridendo sui gorgheggi dei tombini semiotturati ti sembra un tempo tenuto bene questo non si sa con chi stiano parlando io e con chi stiano parlando te, non è una foresta ma non mancano dei piccoli aranci in fiore a distanza regolare in mezzo a chilometri cubi di cemento e profumano in mezzo alla pioggia proprio come fosse campagna abbattendo il puzzo di piena città, e sopra questi aranci pure se c’era il famoso muro si vedono spuntare appollaiati in cima degli orchestranti vestiti con abiti da orchestranti ma piuttosto logori e la danno loro una mano al temporale con frenetico jazz e poi con straziante blues senza prendere una direzione musicale precisa suonando soltanto per io e per te nella desolatezza sconfinata delle tre corsie, suonando soltanto in accordo con quando io e quando te ridono e con quando io e quando te piangono poi scomparendo e lasciando gli strumenti a fare da soli che ormai hanno capito il meccanismo mentre io e mentre te sono impegnati a ridefinire i punti cardinali decidendo che il resto sempre ovest io e te sono sempre est però sotto forma di accordo tacito e fradicio perché intanto è a ridere e piangere che continuano io e che continuano te riapparendo dietro ai fulmini che cadevano piuttosto vicino a io e te e ora sembrano andare a suonare tutti i citofoni tutti insieme a mano aperta con urgenza e dicono io e dicono te alle voci di sonno sovrapposte e metalliche guardate che voi non credo che esistete siete solo dei citofoni ma soprattutto neanche tutto il resto qui intorno e in ogni caso è tutto nostro, sembrano dire con gli occhi stracolmi di pioggia e musica e profumo d’aranci e leggerezza e frenesia e strazi e filastrocche e preghiere e sono vie e sono città e sono tuoni e sono acqua mischiata e sono io e sono te, dove vanno che è tutto chiuso, con questo tempo, dove vanno vi prenderà qualcosa mi viene da dirgli e invece si prendono tutto loro io e te.
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